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Home » Amici » No alla vivisezione » Riflessioni

Riflessioni

di Marco Lorenzi (marzo 1998)

 

L'altro giorno mi è capitata tra le mani una videocassetta. Una copia di un un filmato distribuito dalla associazione animalista P.E.T.A. (People for Ethical Treatment of Animals) nel 1984.

In essa sono montati e commentati spezzoni di riprese di esperimenti su animali condotti nell'università della Pennsylvania: si tratta del famoso caso delle scimmie dell' Head Injury Clinical Research Center situato nella suddetta università.

T. Gennarelli era il responsabile di quel centro: non dimenticatevi questo nome.

Le riprese furono fatte dagli stessi sperimentatori per documentare il loro "lavoro" (le virgolette non sono casuali perché il termine potrebbe essere fuori luogo in questo contesto: è forse possibile chiamare "lavoro" ciò che fecero i nazisti ai prigionieri dei campi di sterminio?).

Il materiale ammontava a circa 60 ore di riprese ma ovviamente nella cassetta sono montate solo le parti salienti.

Il materiale filmato è giunto a me ed anche a migliaia di altre persone non certo grazie all'adamantina onestà intellettuale degli sperimentatori ma grazie all'A.L.F. (Animal Liberation Front) che ha trafugato le videocassette originali e le ha fatte avere alla P.E.T.A.

Ricordo che vidi una piccola parte di quelle immagini diversi anni fa quando non ero ancora un cosiddetto "animalista".

Sicuramente sono state anche quelle immagini a far scattare in me la molla che mi ha portato, oggi, ad essere quello che sono e a pensarla come la penso.

Ricordo che piansi.

Ricordo che rimasi praticamente stordito da quello che a suo tempo vidi.

Ricordo che in quel momento capii di avere una "coscienza al fosforo piantata tra l'aorta e l'intenzione".

Oggi le stesse immagini non mi fanno più lo stesso effetto.

Ho visto e ho letto troppe volte di troppi eccidi.

Mi sono passate davanti agli occhi troppe fotografie di quell'olocausto che alcuni sembrano ignorare, che molti vogliono ignorare e che troppi cercano, colpevolmente, di far dimenticare.

Ho smesso di piangere e di impressionarmi da molto tempo.

Però ho imparato ad odiare...

Per chi non avesse mai visto quei filmati basti dire che in essi si documentano gli esperimenti compiuti su babbuini consistenti nel sottoporli a shock meccanici più o meno violenti alla scatola cranica mediante strumenti appositamente realizzati con lo scopo di provocare in essi traumi cerebrali. Questo tipo di esperimenti è finalizzato ad ottenere dei modelli sperimentali delle lesioni cerebrali umane. In parole povere si fracassava la testa alle scimmie per vedere se la loro testa fracassata somigliava a quella, per esempio, delle vittime di incidenti automobilistici.

Questa volta non entro nel merito della rilevanza scientifica dell'esperimento (peraltro nulla, come al solito): mi bastano le immagini che parlano, fin troppo, da sole.

Che definizioni si possono dare?

Agghiacciante, allucinante, mostruoso, vergognoso, atroce?

Probabilmente non vale la pena di sprecare tempo a trovare aggettivi adatti per descrivere un simile abominio perché non servono aggettivi per descrivere quello che è evidente. Invece vale la pena - questo sì - di usare il proprio tempo per impedire che quell'abominio (e molti altri) prosegua.

Ciò che però colpisce in quelle immagini non è solo la loro violenza.

Ciò che provoca in me nausea mista a rabbia è anche un'altra cosa.

Qualcosa che non può passare inosservata guardando quello che viene fatto a quelle scimmie.

Ebbene, questo qualcosa è l'espressione dei vivisettori, il loro viso divertito, le loro labbra stampate nella mia memoria nell'atto del ridere.

Sì. Quella gente rideva.

Si prendeva gioco delle atroci sofferenze di quegli animali da loro stessi causate.

Se ne infischiavano a tal punto di tutto il dolore causato che potevano perfino permettersi di sghignazzare della loro crassa imbecillità anziché commiserarsi per la loro inimmaginabile ed insospettata crudeltà.

Quella gente rideva mentre spaccava la testa ad esseri incommensurabilmente più sensibili ed intelligenti di loro.

Non credo sia il caso di insistere su questo punto e sui commenti che si potrebbero fare.

Ognuno è benissimo in grado di riflettere e ragionare con la propria testa e con il proprio cuore.

Solo una cosa voglio dire in conclusione di queste mie osservazioni che spero non vi siano sembrate troppo noiose:

Non venitemi a parlare di pietà.

Non venitemi a predicare il perdono.

Non venitemi a chiedere di chiudere gli occhi nella speranza che altri, ben più potenti Occhi vedano.

Ricordatevi che sarà solo merito vostro se un giorno questa gentaglia verrà considerata per quello che si merita e se la vivisezione verrà abolita.

Non illudetevi che altri si muoveranno al vostro posto se voi non deciderete di muovervi per primi.

 

"Io lo dico chiaro: per parte mia non assolverò e non giustificherò nessuno.... Il mio sangue ricadrà su di loro."  (A. Moro).

 

"Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l'aorta e l'intenzione..."   (F. De André)

 

"Io sono una vita che vuole vivere, circondato da vite che vogliono vivere"  (A. Schweitzer).

 

"Il vivisettore, o è un tarato psichico, un debole di mente, oppure, se si vuol considerarlo normale, è un autentico criminale. Nel primo caso il suo posto è il manicomio; nel secondo il carcere"  (Dr. D. Ude)

 


 

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petizione pellicce CinaContro il massacro in Cina.
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